Destinazione? Istanbul! Viaggio attraverso i Balcani
Il libro racconta del viaggio di uno scrittore, un vignettista e un professore in sella alla loro bicicletta per raggiungere Istanbul attraverso i Balcani.
Un itinerario storico che da Trieste scende verso Oriente con un mezzo umile e lento per raccontare i dettagli e condividere i particolari di una penisola difficile e affascinante.
A partire dal reportage "Tre uomini in bicicletta", abbiamo pensato a un viaggio che possa raccontare la storia attraverso la descrizione del paesaggio e dei suoi abitanti.
Cosa troverete qui:
- Carta interattiva delle diverse tappe
- Approfondimento dei luoghi descritti
L'itinerario é arricchito da passaggi, riflessioni ed estratti dall’opera di Paolo Rumiz pubblicata nel 2002.
Le città interessate in questo itinerario sono: Trieste, Borovnica, Zagabria, Vukovar, Novi Sad, Smederevo, Niš, Plovdiv e Istanbul.
Tappa 1
TRIESTE
Trieste, detta anche “la piccola Vienna sul mare”, è la città più cosmopolita d’Italia e ha un passato asburgico.
Vi sono degli incroci di lingue, popoli, religioni che creano un’anima mitteleuropea e mediterranea.
In questa città possiamo trovare una piazza dedicata all’Unità d’Italia, la quale prende l’omonimo nome, numerosi palazzi monumentali, la chiesa greco-ortodossa di San Nicolò e altri edifici importanti. La piazza è anche attraversata dal Canal Grande. Il suo porto è quello più importante del mediterraneo, grazie al suo traffico.
Questa città rappresenta da secoli una porta tra l’Europa Occidentale e quella centro-meridionale.
"Trieste è un capolinea perfetto ed è una città di transito. È italiana a modo suo, con gli slavi che arrivano sul mare, le chiese ortodosse, i caffè viennesi, la borghesia ebraica venuta da oriente, le teste di turco scolpite sopra i portoni." (pag. 21)
Le origini della città di Trieste sono antichissime. Già nel II millennio a.C. iniziarono ad esserci i primi insediamenti protostorici.
Nel 50 a.C. circa, il piccolo borgo di pescatori divenne colonia romana e la città venne cinta da forti mura. Successivamente, venne arricchita da importanti costruzioni come ad esempio il Foro ed il Teatro, i cui resti sono, ancora oggi, visibili sul colle di San Giusto.
Due edifici che offrono una chiara testimonianza dell'importanza di Trieste in epoca romana sono: il Teatro e la basilica paleocristiana.
Il Teatro venne costruito alla fine del I secolo a.C. e ampliato sotto l’imperatore romano Traiano. Ha una capienza di circa 6.000 spettatori.
Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, Trieste fece parte prima del Regno di Odoacre, poi di quello di Teodorico il Grande. Durante la guerra gotica fu occupata da Giustiniano I, che la trasformò in una colonia militare bizantina. Qualche anno dopo, la città fu distrutta dai Longobardi e venne riedificata nei decenni successivi. Il dominio della città passò poi ai Franchi.
Nel 948 la città iniziò a godere di un'ampia autonomia, avendo però dei vincoli feudali.
Nel 1295, il governo di Trieste venne ceduto alla comunità cittadina, costituitasi in libero comune.
Nel 1740, salì al trono la giovane Maria Teresa d'Austria che grazie ad un'attenta politica economica permise alla città di diventare uno dei principali porti europei e il massimo dell'Impero.
Trieste fu occupata tre volte dalle truppe napoleoniche, perdendo completamente l'antica autonomia.
Durante la prima guerra mondiale, la Regia Aeronautica italiana bombardò Trieste in diverse occasioni, causando numerose vittime tra la popolazione civile.
L'annessione formale della città e della Venezia Giulia al Regno d'Italia avvenne solo il 12 novembre 1920 con il trattato di Rapallo e, in questa occasione, Trieste inglobò nel proprio territorio provinciale zone dell'ex Contea Principesca di Gorizia e Gradisca, dell'Istria e della Carniola.
La seconda guerra mondiale portò alla perdita delle terre della penisola Istriana, passate alla neocostituita Jugoslavia. Una parte della città era amministrata dagli angloamericani e l’altra dagli jugoslavi.
Solo nel 1954 Trieste fu definitivamente restituita all’Italia.
Durante l'occupazione nazista, la Risiera di San Sabba venne destinata a campo di prigionia e di sterminio per detenuti politici, ebrei, partigiani italiani e slavi, con forni crematori. Successivamente, nei primi anni cinquanta, fu usata come campo profughi per gli esuli giuliani, fiumani e dalmati in fuga dai territori passati sotto la sovranità jugoslava. Oggi questo luogo è un Monumento Nazionale e museo.
La presenza del forno crematorio nella Risiera di San Sabba testimonia che essa non fu utilizzata solo come luogo di smistamento e di detenzione di prigionieri, ma anche come campo di sterminio.
Centinaia di cittadini vennero prelevati dalle loro case, perché sospettati di nutrire scarse simpatie nei confronti della ideologia comunista. Le persone che venivano portate via, vennero deportate in massa in vari campi di prigionia e molti di essi furono direttamente uccisi e gettati nelle foibe triestine.
La Foiba di Basovizza, è una cavità artificiale che si trova a Basovizza, nel comune di Trieste, nella zona nord-est dell'altopiano del Carso.
Inizialmente questo luogo, divenuto nel 1992 monumento nazionale, era un profondo pozzo minerario, il quale era stato scavato, all'inizio del XX secolo, per l'estrazione del carbone. Nel maggio 1945 i partigiani jugoslavi gettarono all'interno del pozzo un cospicuo numero di cadaveri di prigionieri, militari e civili.
Il 10 febbraio è il giorno del ricordo, istituito al fine di “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.
Oltre alla Risiera di San Sabba, alla foiba di Basovizza e al Teatro Romano, già nominati precedentemente, alcuni luoghi di interesse storico che si possono visitare a Trieste sono:
- Il Faro della Vittoria: oltre ad essere un faro per la navigazione, è anche un monumento commemorativo in onore dei caduti del mare durante la prima guerra mondiale.
- Il Castello di Miramare: è una residenza voluta dall’arciduca Ferdinando Massimiliano d’Asburgo per abitarvi insieme alla principessa Carlotta del Belgio. È una testimonianza di una lussuosa dimora nobiliare con arredi interni originari.
- Kleine Berlin: complesso di gallerie, costruite dall'esercito tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale.
Tappa 2
BOROVNICA
Borovnica è un centro agricolo e insediamento del comune di Borovnica, che si trova nella Slovenia centrale, a sud-ovest di Ljubljana.
È conosciuta in quanto fu sede del Campo di concentramento di Borovnica, famoso per le dure condizioni in cui dovevano vivere i prigionieri.
Questo campo venne chiamato "l'inferno dei morti viventi", dal vescovo di Trieste del tempo, ed era destinato principalmente a tre categorie di prigionieri: italiani arrestati nel periodo di occupazione della Venezia Giulia da parte dell'Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia; ex Internati Militari Italiani già prigionieri dei tedeschi, intercettati dagli jugoslavi mentre cercavano di tornare a casa; e alcuni civili italiani delle terre istriane e dalmate.
Gli storici sloveni sostengono che questo campo di concentramento fu il peggiore dei campi d'internamento jugoslavi.
Attualmente Borovnica viene visitata per la sua produzione di mirtilli.
Per arrivare alla città si passa per Vrhnika, chiamata anche Nauporto. Vrhnika nasce sulla sponda sinistra del fiume Ljubljanica, il quale è alimentato da almeno sette diversi corsi d'acqua di tipo carsico.
Tappa 3
ZAGABRIA
Zagabria nacque dalla fusione di due paesini medievali che durante i secoli si svilupparono su due colli vicini.
"Il confine croato è a un passo e Zagabria solo quindici chilometri oltre. [...] Durante la guerra era quella l'ultima linea prima del disordine. Sul castello di Mokrice, una fortezza medievale a pochi passi dalla frontiera, i turisti cenavano all'aperto con vista sui bombardamenti in Croazia." (pag. 35)
"La strada per Zagabria è a blocchi di cemento." (pag. 36)
La prima testimonianza scritta sull'esistenza della città di Zagabria risale al 1094 quando venne fondata la diocesi di Kaptol.
Durante l'invasione Turca dell' Europa nel Trecento e fino al Settecento, Zagabria faceva da frontiera. La città costituiva un punto importante di difesa dall'Impero Turco.
Nell'epoca barocca vennero costruiti vistosi palazzi, conventi e Chiese. A fare la città ancora più ricca si aggiunsero tante fiere commerciali, vendite di proprietà e artigiani.
Nella città si trasferirono famiglie nobili, persone nel servizio reale, clerici e ricchi mercanti provenienti da tutta Europa. Inoltre, vennero fondate scuole ed ospedali e vennero accolte usanze delle altre capitali Europee.
La città crebbe e si estese nella vasta pianura intorno. Vennero costruiti i primi giardini pubblici e le case di campagna. Fu così che Zagabria si affermò come il centro amministrativo, commerciale e culturale di tutta la Croazia.
Nel 1880 ci fu un fortissimo terremoto che distrusse la città di Zagabria. Tanti dei vecchi quartieri vennero ricostruiti e vennero edificati tanti dei palazzi che ora rappresentano la città di Zagabria. Era molto importante l'organizzazione del trasporto comunale, dei servizi pubblici, così come l'aspetto dei parchi e delle fontane.
Nel Novecento il numero degli abitanti di Zagabria si moltiplicò e questo periodo portò a Zagabria lo spirito della Secessione Viennese. La città viveva una ricca vita sociale ed era in contatto con altri centri d'arte, cultura e scienza in Europa. Negli Anni Sessanta la città si estendeva sulla vasta pianura accanto il fiume Sava. In quell'epoca Zagabria cresceva anche come il centro industriale.
Tappa 4
VUKOVAR
Vukovar è una città croata, dotata del più grande porto di fiume nella parte est della Croazia situato alla confluenza del fiume Vuka, nel Danubio.
"Vukovar la vedi da lontano, è annunciata da un cielo pieno di rondini. Dieci anni fa, durante i bombardamenti, quello stesso cielo era popolato da corvi, i corvi enormi della Pannonia.
È stata sempre la guerra a chiamare le rondini. Sono venute a decine di migliaia, ad abitare uno per uno i buchi fatti dai kalashnikov nei muri. Una rondine per ogni bossolo, che rivincita della vita!
Incredibile come il centro di Vukovar riesca ancora a essere bello. Putti di pietra sorridono tra un crollo e l’altro nella città barocca, ma la gente ha ancora paura a entrare in questo luogo dove si è consumato il primo urbanicidio europeo dopo il ’45." (pag. 48; 52; 53)
Vukovar è una città barocca, mitteleuropea, multietnica, dominata in età moderna da due ricche famiglie, una serba e l'altra croato-tedesca. Era famosa ai tempi del Socialismo per il suo complesso industriale e per il livello di benessere raggiunto dalla popolazione.
"Non la puoi evitare la nuova Stalingrado, tutte le vie portano alle sue macerie, alle falesie gialline, al campanile mitteleuropeo che buca la pianura da lontano, oltre il frumento." (pag. 51)
La battaglia di Vukovar indica l'assedio della città croata di Vukovar da parte dell'Armata Popolare Jugoslava (JNA) con l'appoggio di milizie paramilitari serbe nella guerra d'indipendenza croata.
L'assedio durò 87 giorni, tra l'agosto e il novembre 1991 e si concluse con la sconfitta e il ritiro della guarnigione della Guardia Nazionale Croata e la quasi totale devastazione di Vukovar, pesantemente sottoposta al fuoco delle artiglierie.
Il 3 novembre, le truppe regolari jugoslave attraversarono il Danubio e lanciarono un violento attacco. Il 10 novembre un feroce assalto jugoslavo conquistò 2/3 della città. Quest’ultima era ridotta a un cumulo di macerie dagli incessanti bombardamenti ed era ormai del tutto circondata. Vukovar cadde il 19 novembre.
Pochissimi dei difensori croati riuscirono a fuggire, la maggior parte dei sopravvissuti della guarnigione venne fatta prigioniera.
È stata la più grande battaglia combattuta sul suolo europeo dopo la fine della Seconda guerra mondiale. La chiamarono «la Stalingrado croata», contesa tra uno Stato appena proclamato indipendente e quello che restava della Repubblica socialista federale di Jugoslavia, finita in mano ai nazionalisti serbi. Nessuno sa dire con precisione il numero dei morti, certo più di tremila.
La torre idrica di Vukovar, serbatoio idrico a torre della città di Vukovar, venne gravemente danneggiata durante la battaglia di Vukovar (durante la guerra d'indipendenza croata).
È diventata uno dei simboli della sofferenza croata durante la guerra. I lavori di ricostruzione furono interrotti in modo tale da rendere la torre un simbolo che ancora oggi contraddistingue Vukovar.
Alcuni luoghi di interesse storico da visitare sono:
- Ovčara Memorial Center: monumento dedicato alle vittime del massacro di Ovčara, dove l'esercito serbo ha massacrato 263 civili innocenti e difensori di Vukovar. L'interno scuro mostra le foto di coloro che sono morti.
- Dudik Memorial Park: commemora le vittime dell'occupazione fascista, circa 455 delle quali furono giustiziate in questo luogo tra il luglio 1941 e il febbraio 1943. Nel 1973 il Parco è stato classificato come monumento di importanza culturale. Le punte di rame delle cinque torri di pietra, vennero danneggiate durante la Guerra d'indipendenza croata del 1991-1995 e successivamente, nel 2013, vennero restaurate.
- Vukovar Municipal Museum/Castle Eltz: Il Museo Civico di Vukovar è situato nel palazzo barocco di Eltz. La sua esposizione permanente presenta lo sviluppo storico della regione di Vukovar nell'arco di 8 mila anni. Ci sono oltre 2000 oggetti restaurati dalle collezioni del museo, i quali descrivono la storia archeologica, lo sviluppo storico di Vukovar dal primo documento scritto risalente al 1220 fino ad oggi, lo stile di vita tradizionale nelle città e nei villaggi circostanti, la guerra d'indipendenza croata, il tempo dell'esilio e del ritorno e la vita a Vukovar come comunità multinazionale oggi.
Tappa 5
NOVI SAD
"Novi Sad è la città magica delle cento etnie, dei grandi ponti abbattuti" (pag. 59) ed è inoltre un importante centro culturale ed industriale. Si trova nel nord della Serbia, sulle rive del Danubio.
È il capoluogo della Vojvodina e del distretto della Bačka Meridionale. "La periferia di Novi Sad è formata da case orrende di emigrati e nuovi ricchi, vie di mezzo tra mausolei staliniani e Gasthaus tedesche." (pag. 61)
Novi Sad è la sede del Governo e del Parlamento locali.
"Vojvodina è uno straordinario luogo di migrazione e battaglie campali." (pag. 67)
Perovaradin, che è una delle due municipalità in cui è divisa la città di Novi Sad, "possiede la fortezza più impressionante d’Europa. Venne fatta costruire dagli austriaci di fronte a Novi Sad per fermare i turchi." (pag. 67)
Per la sua grande importanza, durante la monarchia asburgica, la fortezza veniva chiamata anche “la Gibilterra del Danubio". L'insediamento originario risale all'Età della Pietra, successivamente la città di Novi Sad ha subito influenze celtiche, romane, bizantine, ottomane e asburgiche.
Nel 1999, fu pesantemente bombardata dalle forze militari della NATO durante la Guerra del Kosovo e i suoi ponti furono distrutti.
"Il ponte grande abbattuto dalla NATO ha una sua bellezza. Persino il ponte provvisorio su chiatte, quello che ancora blocca la navigazione, dice all’Europa che senza Novi Sad il Danubio non può esistere." (pag. 67)
Ad oggi, questa fortezza non ha più una destinazione difensiva, ma, al contrario, è il luogo dell’arte e della cultura e ospita per l’appunto numerose attività culturali, come ad esempio il festival musicale EXIT che si svolge ogni anno nel mese di giugno, dall'anno 2000.
Nella parte bassa della fortezza si possono vedere la Porta di Belgrado in stile barocco e la Chiesa di San Giorgio; al contrario, nella parte alta vi è la Torre dell'Orologio (torre di Ludwig Badenski), che è un po' il simbolo della città.
La torre con l’orologio è l’attrazione preferita dai turisti grazie alle sue “lancette invertite”: la lancetta grande indica le ore, mentre la lancetta piccola indica i minuti, questo per consentire a chi pesca nel fiume di leggere meglio l'ora da lontano.
Si possono percorrere le trincee della fortezza ed entrare negli edifici che la compongono, come ad esempio nella Torre dell’orologio.
All'interno della vecchia cannoniera si trova il Muzej Grada Novog Sada (il museo della città di Novi Sad).
A Novi Sad si possono vedere inoltre, tra le altre attrazioni, il parco nazionale della Fruška Gora, il Museo della Vojvodina e la Piazza della Libertà o Trg Slobode, dove si possono visitare il Municipio rinascimentale, la Chiesa di Maria Vergine in stile neogotico e l'Uomo di ferro.
SMEDEREVO
"Si arriva a Smederevo superando il ponte sul Danubio, dopo 161 km." (p. 64)
È una città della Serbia Centrale, posta sulle rive del Danubio.
Il fondatore della città fu il principe Đurađ Branković nel XV secolo, che iniziò a costruire la fortezza di Smederevo circa nel 1430.
La città fu capitale della Serbia per pochi anni nel XV secolo, dal 1430 al 1439, quando venne conquistata dagli Ottomani. Nel 1444, il sultano ottomano restituì la città a Đurađ Branković, alleato del condottiero ed eroe ungherese János Hunyadi, in seguito a quanto previsto dall'accordo di pace di Seghedino tra l'Impero Ottomano e il Regno d'Ungheria.
Dopo la rottura dell'accordo da parte dell’ungherese János Hunyadi, il territorio della città divenne un campo di battaglia tra l'Ungheria e gli Ottomani. Hunyadi venne catturato e imprigionato nella fortezza di Smederevo da parte di Branković, il quale era rimasto neutrale, per un breve periodo, dopo la rottura della pace.
Nel 1454 il sultano Mehmed II assediò Smederevo e la città venne in seguito liberata da Hunyadi.
La città fu successivamente espugnata dai turchi e divenne una specie di città-fortezza di frontiera.
Grazie alla sua posizione strategica, Smederevo venne gradualmente rinnovata e ingrandita.
Nel 1476 l'armata Ungherese e Serba tentò di conquistare la fortezza della città ma, infine, il sultano Mehmed II riuscì ad allontanarla dalla città.
Smederevo fu successivamente espugnata e assediata.
La città divenne capitale anche durante il periodo di liberazione dagli ottomani, nel 1806. Nel corso della seconda guerra mondiale, la città venne occupata dalle truppe naziste tedesche, che adibirono la fortezza ad arsenale e deposito per le munizioni.
Nel 1945 morirono migliaia di cittadini di Smederevo e venne danneggiato pesantemente il forte in seguito ad una catastrofica esplosione. Infine, nel 1999 la città venne bombardata dagli aerei della NATO.
"In centosesantun chilometri ci porterà oltre Belgrado, fino a un'altra fortezza, Smederevo, ultimo avamposto degli slavi ortodossi dopo lo sfondamento ottomano in Kosovo nel 1389." (pag. 67)
Si trova su un vasto altopiano, sulla riva destra del Danubio, al punto di incrocio dei fiumi Danubio e Ježava e forma un triangolo irregolare.
Venne costruita tra il 1427 e il 1430 su ordine del Despota Đurađ Branković, il sovrano del Despotato serbo. È stata ulteriormente fortificata dall’impero ottomano, che aveva preso la città alla fine del secolo. La fortezza ha resistito diversi assedi effettuati da Ottomani e serbi, restando relativamente indenne. Durante la seconda guerra mondiale la fortezza di Smederevo è stata danneggiata da esplosioni e bombardamenti.
Nel 1979, questa fortezza è stata dichiarata Monumento di Cultura di eccezionale importanza. È un insieme di complessi architettonici composto da due parti: un castello fortificato e un insediamento urbano.
La fortezza è attualmente utilizzata come parco cittadino ed è un bene culturale di grande importanza, un sito turistico popolare, e occasionalmente ospita festival, eventi musicali, teatrali, culturali e fiere.
A Smederevo, oltre alla fortezza possiamo visitare ad esempio la chiesa di San Giorgio, la quale si trova guardando su Piazza della Repubblica. È una chiesa bellissima, che risale al 1850.
Tappa 7
NIŠ
Niš è una città della Serbia, attraversata dal fiume Nišava.
"È la città dove nacque Costantino il Grande e dove il poeta Borisav Stanković narra di donare zingare bellissime e sfortunate. È Niš, il ponte sul fiume, la fortezza medievale, e, in fondo al vialone per la Bulgaria la Torre dei Teschi, uno dei monumenti più feroci della storia d’Europa. Nel 1809, i turchi entrarono a Niš, ma Stefan Sindjelić fece saltare la polveriera con tutta la sua guarnigione. Il pascià allora ordinò di decapitare i caduti, quasi un migliaio, e con le teste fece una torre." (pag. 83; 84)
La torre, alta 4,5 metri e larga 4, incorporava 952 teschi, disposti in 56 righe, su ciascun lato della torre.
"Le pelli furono tolte dai teschi, riempite di cotone e spedite al sultano. Il poeta Lamartine, che passò di là vent’anni dopo, vide ancora ciocche di capelli muoversi nel vento, con l’aria che, attraversando orbite e mascelle, intonava una lamentazione." (pag. 84)
Negli anni immediatamente successivi alla costruzione della torre, molti teschi furono rimossi dai familiari delle vittime, che volevano comunque seppellire i pochi resti dei congiunti morti, mentre nel corso del tempo altri sono caduti o sono stati portati via da cacciatori di souvenir.
"Oggi i teschi sono cinquantotto, murati nella torre, e la torre è stata coperta da una cappella votiva, ma l’impressione rimane." (pag. 84)
Il teschio del comandante Stefan Sindjelić è ora conservato nella cappella eretta vicino alla Torre.
"Niš ha cancellato meticolosamente ogni traccia musulmana, ma nell’anima è più turca di Sarajevo." (pag. 85)
Nel centro storico di Niš, sulla riva del fiume Nišava, si trova una fortezza turca del diciottesimo secolo.
La fortezza di Niš è in ottimo stato di conservazione ed è uno dei più bei esempi di architettura medievale turca in Serbia, arricchita da elementi di architettura araba. È un complesso e importante monumento culturale e storico.
Le mura di fortificazione furono costruite in pietra, le quali furono sovrapposte alle fondamenta delle fortificazioni dell’epoca romana, bizantina e serba, utilizzando i residui dei materiali delle epoche precedenti.
Ci sono quattro porte di accesso alla fortezza, chiamate: Stambol, Belgrado, Vidin e Velika, ancora oggi ben conservate.
Intorno alla fortezza venne scavato un canale difensivo, alimentato dal vicino fiume, in modo tale da proteggere meglio la fortificazione dai nemici.
All'interno delle mura si sviluppava l’insediamento con una biblioteca, negozi, caserme e altre strutture militari. Oggi si può vedere la moschea ben conservata di Bali-beg, alcune polveriere, un arsenale e altre strutture minori.
Crveni Krst concentration camp, o Niš concentration camp , era un campo di concentramento gestito dalla Gestapo tedesca durante la seconda guerra mondiale.
Ospitava serbi , ebrei e rom catturati. Venne creato nella metà del 1941 e fu liberato dai partigiani jugoslavi nel 1944. Si pensa che più di 10.000 persone siano state uccise in questo campo.
È circondato da un imponente alto muro perimetrale. Ci sono due edifici ausiliari alla destra dell'ufficio dell'ex comandante e sparsi in tutto il terreno ci sono alcune torri di guardia e alcune delle recinzioni originali di filo spinato. C'è anche un memoriale lungo il confine orientale del campo, ma la struttura più dominante all'interno dei confini del campo è il grande edificio grigio che veniva utilizzato per ospitare i prigionieri.
Ora è un museo e all'interno ci sono mostre e informazioni relative al campo e ad alcuni dei suoi detenuti.
Dopo la guerra, sul monte Bubanj, luogo in cui furono fucilati molti detenuti, fu eretto un memoriale alle vittime del campo.
Tappa 8
PLOVDIV
Plovdiv è una della città più antiche di Europa, essendo stata ininterrottamente abitata sin dal VI millennio a.C. dalle tribù tracie.
Per arrivare a Plovdiv "ci sono salite brevi e orribili. Questa lo è. In più è percorsa da carri a cavallo e i cavalli, si sa, la fanno. […] Ma in cima tutto cambia, c'è un grande lago scozzese, vento. erica, praterie." (pag. 124)
"[…] quasi mille metri di discesa tra buche fino alla grande diagonale Plovdiv-Edirne-Istanbul." (pag. 124)
"Plovdiv, in fondo al rettilineo, con le sue collinette e in cima la più straordinaria città vecchia dei Balcani. Bruno Fabricci, un triestino che fa torrefazioni in Bulgaria, ci porta la sera sui vecchi selciati, tra le antiche case turche in legno, assieme alla sua compagna Marina. Su una delle colline c'è una statua enorme del soldato sovietico. Qualche pasdaran aveva proposto di sostituirla con una maxi bottiglia di Coca-Cola visibile da Sofia a Edirne. Ha vinto il buon senso […]." (pag. 125)
"Dall'alto della città vecchia la pianura si dilata, diventa una nebulosa di luci; sopra il teatro romano si accende l'Orsa Maggiore; parlottare di giovani, musica rock, grilli. […] In cento metri qui c'è tutta la storia dei Balcani. La moschea, la chiesa ortodossa, il cimitero turco, il circo romano interrato a metà sotto la strada pedonale, le belle architetture primo Novecento." (pag. 125)
I primi riferimenti storici risalgono al IV secolo a.C. quando la città cambiò nome in Filippopoli in onore a Filippo II il Macedone, padre di Alessandro Magno, che la conquistò nel 342 a.C.
Nel 46 a.C. Filippopoli venne conquistata dai romani, che cambiarono il nome in Trimontium (città delle tre colline).
Vi sono numerosi reperti che testimoniano la presenza romana nella zona, a cominciare dal teatro, uno dei meglio preservati al mondo e dove, ancora oggi, si organizzano spettacoli teatrali e concerti.
Il teatro romano di Plovdiv è stato costruito durante il regno di Traiano e poteva contenere dai 5.000 ai 7.000 spettatori (oggi ne contiene circa 3.500), i quali erano disposti su 28 file, di cui 20 ancora visibili. La cavea (insieme delle gradinate di un anfiteatro o di un teatro classico) è fronteggiata da una scena frontale divisa in due portici sovrastanti: quello inferiore di stile ionico e quello superiore in stile corinzio. Le sedute sono divise in 10 parti, ognuna delle quali possiede il nome dei quartieri in cui era suddivisa la città, mentre i posti dedicati ai cittadini hanno ancora i nomi delle famiglie gentilizie. Il teatro fu parzialmente distrutto nel V secolo dagli Unni di Attila e venne ritrovato solo negli anni Settanta.
Nella parte bassa della città vi è l’Odeon. Venne costruito sotto il regno dell’imperatore Vespasiano e ospita anche un piccolo teatro da 350 posti circa.
Lo Stadio Romano fu costruito quando era al potere l’imperatore Adriano. Costituisce la più grande struttura pubblica romana nei Balcani. Lungo 240 metri e largo 50 metri, conteneva circa 30.000 spettatori. Ad oggi solo la curva settentrionale, in piazza Djumaya, è perfettamente visibile e visitabile, mentre lungo la via Knyaz Alexander I sono state scoperte altre parti inglobate in centri commerciali.
Nel 214 e nel 218, durante le visite degli imperatori Caracalla ed Eliogabalo, lo stadio ospitò i giochi Alessandrini e Kedrisiani.
La Casa di Eirene è una delle case romane più belle e meglio preservate nei Balcani. Nella Galleria ThracartI sono esposti i mosaici dei suoi pavimenti. La casa prende questo nome dal ritratto di una donna, Irene o Eirene, nome cristiano di Penelope, convertita al cristianesimo nel II secolo.
Dopo la caduta dell’impero romano, Filippopoli passò sotto il controllo dell’Impero Bulgaro, dell’Impero Bizantino, del Sacro Romano Impero e dell’impero Ottomano. La città prese il nome "Plovdiv" solo dopo la Prima Guerra Mondiale e solo durante l’unificazione della Bulgaria del 1885 la città divenne parte dello stato Bulgaro.
Plovdiv è una delle città più belle di tutta l'Europa Orientale grazie alla sua storia e all'incrocio di epoche e tradizione molto diverse tra loro.
Tappa 9
ISTANBUL
Istanbul è divisa dallo stretto del Bosforo in due parti, una appartenente all'Europa e l'altra all'Asia.
"Per chi viene dai Balcani, Istanbul è un ragno che ti cattura, è un animale lungo sessanta chilometri, e in quei sessanta chilometri si imbottiglia, senza offrire alternative ai viaggiatori leggeri, tutto il traffico fra due continenti, un formicaio di diciotto milioni di abitanti, un Niagara di auto e camion che tuona in un unico canyon rovente tra case, fabbriche, alberghi e condomini." (pag. 155)
"Costantinopoli è sempre stata imprendibile via terra. Per conquistarla, devi andar per mare. Dopo l'aeroporto si respira, devii per la costiera, il canyon diventa viale alberato, si plana sul Mar di Marmara, ecco le mura bizantine." (pag. 156)
"Costantinopoli, il luogo della sintesi, il fulcro millenario dove tutto acquistava senso e le contraddizioni si scioglievano." (pag. 163)
"Le cupole dorate di Bisanzio […] avevano invaso tutto l'orizzonte" (pag. 166)
"Sopra la Moschea Blu, illuminata di giallo, c'è un vortice soprannaturale di gabbiani, i sei minareti sono missili puntati contro il nero-blu compatto del novilunio." (pag. 157)
La sua storia e la sua costante attività economica sono dovute alla propria posizione strategica, tra il mar Mediterraneo e il mar Nero e tra l’Europa e l’Asia.
Fino all'anno 330 la città era chiamata Bisanzio, successivamente prese il nome di Costantinopoli, fino al 1453. La sua denominazione attuale, Istanbul, le venne attribuita nel 1930.
Istanbul è stata la capitale dell'Impero Romano d'Oriente e dell'Impero Ottomano. Quando venne proclamata la Repubblica, nel 1923, la capitale divenne Ankara.
La gran maggioranza della popolazione è di religione musulmana, ma vi sono anche minoranze cristiane ed ebree. Inoltre, Istanbul è sede del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, a capo della Chiesa Ortodossa.
Nel 1985 la città venne dichiarata Patrimonio dell'Umanità.
Bisanzio venne fondata nell'anno 667 a.C. dai coloni greci di Megara, sulla riva europea del Bosforo, lungo un golfo riparato dal promontorio del Corno d'Oro.
Nel V secolo a.C. fu distrutta dai persiani e nel 479 a.C. lo spartano Pausania iniziò la sua ricostruzione. Nel 409 a.C. la città passò sotto il governo degli ateniesi, fino al 405 a.C., anno in cui vennero nuovamente espulsi dagli spartani. Gli ateniesi riuscirono a recuperarne il dominio nel 390 a.C.
Durante il regno di Alessandro Magno, Istanbul era nelle mani dei macedoni. Fino al 279 a.C., quando i celti le imposero il pagamento di un tributo, la città godette di un periodo di relativa indipendenza.
Nel 191 a.C. venne riconosciuta da Roma come città libera anche se, nell’anno 100 a.C., venne annessa alla Repubblica.
Costantino I il Grande iniziò la costruzione di Nuova Roma nel 324 d.C. e nel 330 d.C. le diede il nome di Costantinopoli, o città di Costantino, nominandola capitale dell’Impero Romano d'Oriente.
Per i suoi abitanti fu sempre una capitale romana, infatti, venne costruita su sette colli e divisa in quattordici regioni, dieci delle quali si trovavano all'interno delle mura. La prima cattedrale di Santa Sofia venne costruita da Costantino II vicino al Gran Palazzo e venne consacrata nel 360 d.C.
Subì gravi danni nel 532 d.C. e per questo motivo Giustiniano dovette costruirne una nuova.
Grazie alla sua posizione strategica tra Europa e Asia, Costantinopoli controllava non solo la rotta tra i due continenti, ma anche tra il Mar Mediterraneo e il Mar Negro. Per questa ragione, fu un’urbe medievale di grande importanza e godette di un grande potere economico, mentre il resto dell'Imperio Romano viveva una profonda crisi politica, economica, commerciale e demografica.
La città crebbe e i 30.000 abitanti dell'epoca di Settimio Severo aumentano fino ai 400.000 durante il governo di Giustiniano.
Durante il VII e l'VIII secolo, l'Impero attraversò una piccola crisi, ma tra il IX e il X secolo, con lo Scisma d'Oriente, visse una nuova rinascita.
Costantino XI, ultimo imperatore dell'Impero, morì mentre lottava per difendere la città, che mantenne il nome di Costantinopoli fino alla caduta dell'Impero Romano d'Oriente, nel 1453.
Dopo lunghi anni di conflitto con i turchi, che avevano già riconquistato il resto dell'Impero Bizantino, Costantinopoli cadde sotto il dominio ottomano il 29 maggio 1453, con l'entrata a cavallo di Maometto II a Santa Sofia, che venne successivamente trasformata in moschea. Questa data sancisce comunemente la fine del Medioevo.
Durante questo periodo la città subì una profonda trasformazione culturale, da bizantina a ottomana e da cristiana ortodossa a islamica. Anche se alcune chiese vennero trasformate in moschee, la maggior parte di esse furono conservate, mentre vennero costruite nuove moschee in onore ai diversi sultani che si susseguirono.
Nel 1923, il paese subì un grandissimo cambiamento: Mustafa Kemal Atatürk proclamò la Repubblica e la capitale venne trasferita ad Ankara.
Nel 1930 Istanbul adottò ufficialmente il suo nome attuale e, tra gli anni '50 e '60, fu oggetto di una profonda riforma strutturale.
Oggi, Istanbul è una delle città più turistiche d'Europa e riceve, ogni anno, la visita di milioni di viaggiatori.
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Crediti foto: Istanbul Fatih Sultan Mehmet Bridge (CC BY-SA 3.0); Sofia City Garden (CC BY 2.0); Rumiz (CC BY-SA 2.0); Altan (CC BY 4.0); Istanbul Sapphire (CC BY-SA 4.0); https://www.google.com/maps/dir/Trieste+TS/Borovnica,+Slovenia/Zagabria,+Croazia/Vukovar,+Croazia/Novi+Sad,+Serbia/Smederevo,+Serbia/Ni%C5%A1,+Serbia/Plovdiv,+Bulgaria/Istanbul,+Provincia+di+Istanbul,+Turchia/@43.6377942,21.4276583,6.5z/data=!4m56!4m55!1m5!1m1!1s0x477b6b06e4edf533:0x666a2484d4dd2b50!2m2!1d13.7768182!2d45.6495264!1m5!1m1!1s0x477ad562de168139:0x25efd61145d01204!2m2!1d14.3640682!2d45.9193034!1m5!1m1!1s0x4765d692c902cc39:0x3a45249628fbc28a!2m2!1d15.9819189!2d45.8150108!1m5!1m1!1s0x475c8f9a2e477a6b:0xb6de633cd7e8cfab!2m2!1d19.0010204!2d45.3452377!1m5!1m1!1s0x475b10613de93455:0xb6f7d683724fe28!2m2!1d19.8227056!2d45.2396085!1m5!1m1!1s0x47509391ba985a39:0xcb5787c17b2e1e1!2m2!1d20.9302332!2d44.6619928!1m5!1m1!1s0x4755b0c240c81f65:0x56319fe3122ac3cd!2m2!1d21.8954069!2d43.320926!1m5!1m1!1s0x14acd108a248763d:0x6470d1fa6f1338a0!2m2!1d24.7452904!2d42.1354079!1m5!1m1!1s0x14caa7040068086b:0xe1ccfe98bc01b0d0!2m2!1d28.9783589!2d41.0082376!3e0?hl=it; Trieste - Palazzo del Municipio (CC BY 2.0); Trieste - Piazza Unità d'Italia - Municipio. (CC BY-SA 2.0); Palazzo delle Poste - Piazza Vittorio Veneto - Trieste (CC BY-SA 4.0); Teatro Romano (CC BY-SA 4.0); Frontemare di Trieste (CC BY-SA 3.0); Trieste - Risiera di San Sabba (CC BY 2,5); Risiera di San Sabba (CC BY-SA 2.0); Trieste - Risiera di San Sabba - la stanza detta delle Croci (CC BY 2.5); Trieste - Risiera di San Sabba - oggetti sequestrati agli internati (CC BY 2.5); Foiba di Basovizza (CC BY-SA 4.0); Grotta Plutone (foiba) near Basovizza (CC BY-SA 4.0); Lungomare - Trieste (CC BY-SA 3.0); Vista Panoramica con Faro della Vittoria (CC BY-SA 4.0); Catello (Foto di Gerhard Bögner da Pixabay); Castello di Miramare (CC BY-SA 4.0); Castello di Miramare (CC BY-SA 2.0); San Giusto - Piazza della Cattedrale - Fred Romero (CC BY 2.0); Castello di San Giusto (CC BY 2.5); Castello di San Giusto (CC BY 2.5); Kleine Berlin (CC BY 3.0); Comune di Borovnica (CC BY-SA 3.0); Comune di Borovnica- Slovenia (CC BY-SA 3.0); Zagabria (Foto di FMedic_photography da Pixabay); Zagabria (CC BY-NC 2.0); Zagabria (CC BY-NC-SA 2.0); Kathedrale- Zagreb (CC BY-SA 3.0); Vukovar Water tower (CC BY-SA 4.0); Vukovar Water tower in black and white (CC BY-SA 4.0); Balkans War 1991: Vukovar destroyed (CC BY-SA 2.0); Ovčara Memorial Center (CC BY-SA 3.0); Dudik Memorial Park in Vukovar (CC BY-SA 3.0); Dudik Memorial Park (CC BY-SA 4.0); Lastra in pietra (CC BY-SA 4.0); Castle Eltz in Vukovar (CC BY-SA 4.0); Eltz Castle in Vukovar (CC BY-SA 4.0); Panoramic view of Novi Sad from Petrovaradin fortress (CC BY 2.0); Fortezza di Petrovaradin (Foto di Danilo Krnjaić da Pixabay); Novi Sad-fortezza Petrovaradin (Foto di Petar Ubiparip da Pixabay); Torre dell'orologio - Fortezza Di Petrovaradin (Foto di Ionut84 da Pixabay); I sotterranei della Fortezza Petrovaradin - Petrovaradinska tvrdjava podzemlje (CC BY-SA 3.0); Nacionalni park Fruška Gora (CC BY-SA 4.0); Nacionalni park Fruška Gora (CC BY-SA 4.0); il Museo della Vojvodina (CC BY-SA 4.0); Mostra nel Museo della Vojvodina a Novi Sad (CC BY-SA 4.0); Trg Slobode - Novi Sad (CC BY-SA 3.0); Smederevo - Fontana Trgu Republike (CC BY-SA 3.0); Municipio – Smederevo (CC BY-SA 3.0); Fortezza di Smederevo (CC BY-SA 3.0); Smederevo fortress (CC BY-SA 2.0); Smederevo - Serbia (CC BY 3.0); Fortezza di Smederevo, Serbia (Foto di Petar Ubiparip da Pixabay); Smederevo Fortress (CC BY-SA 3.0); Duvaniste Nis (CC BY-SA 3.0 RS); Downtown Niš – Serbia (CC BY-NC-SA 2.0); Torre dei teschi (CC BY-SA 3.0); Torre dei teschi (CC BY-SA 2.0); Fortezza turca- Niš, (CC BY-SA 4.0); Crveni Krst concentration camp (CC BY-SA 4.0); The Crveni Krst concentration camp (CC BY-SA 4.0); The Crveni Krst concentration camp (CC BY-SA 4.0); The Crveni Krst concentration camp- statua (CC BY-SA 4.0); Plovdiv (Foto di Nikola Belopitov da Pixabay); Plovdiv (CC BY 2.0); The Roman Amphitheatre in Plovdiv – Bulgaria (CC BY-NC-ND 2.0); Stadio romano (CC BY-SA 3.0); Plovdiv (Foto di Mariusz Godlewski da Pixabay); Plovdiv (Dominio pubblico); Teatro Plovdiv (Foto di Jim Black da Pixabay) Istanbul (Foto di Robert Leusmann da Pixabay); Istanbul (CC BY-SA 2.0); Istanbul Hagia Sophia Sultanahme (CC BY-SA 4.0); Istanbul (CC BY-NC-ND 2.0)
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